ALBERTO ANGELA ASFALTA LAURA PAUSINI

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Ancora un successo per Alberto Angela con Stanotte a Pompei  ha fatto segnare ieri in prime time  su Rai1 uno share del 24.3% pari a 4 milioni 233 mila telespettatori, stravincendo il prime time e risultando anche il programma più commentato su Facebook nell’arco dell’intera giornata e in particolare su twitter.

Rai1 ieri con Alberto Angela ha letteralmente schiacciato la concorrenza, Canale5  con Laura Pausini che si ferma al 8.8% con 1.553.000 telespettatori che in seconda serata non va oltre il l’11.7% un vero tracollo per la rete guidata da Giancarlo Scheri.

Il divulgatore scientifico ha tenuto incollati al video 1 telespettatore su 4 su 216 televisioni, risultato ottimo considerando ancora gli ultimi colpi di coda dell’estate.

Un viaggio magnifico. Lo splendore di Pompei in forme e luoghi mai visti dal pubblico, fra strade in basolato, ville affrescate, bordelli, botteghe, vitigni, natura. Ma anche Ercolano, Oplontis, Stabia. Angela ha raccontato storie di donne e uomini e vita quotidiana. All’ombra della montagna che cancellerà tutto, trasformando Pompei in “la più viva delle città morte”. In questa passeggiata nella Storia incrocia alcuni ospiti. Giancarlo Giannini“interpreta” Plinio il Giovane, che tutto raccontò da testimone e studioso. Con Marco D’Amore si incontra in via dell’Abbondanza, dove vivevano “molti pompeiani ricchi, alcuni chiacchierati”. Insieme parlano di Giunio Polibio, ex schiavo che, una volta liberato, aveva fatto i soldi col commercio del pane. “Un traffichino, un disonesto, un ras, un Al Capone del quartiere”. Sembrano chiacchiere da cortile sui vicini di casa, “Faustilla – dice D’Amore – prestava i soldi a strozzo al quaranta per cento”. Per non parlare di quel banchiere che campava sfruttando le donne, “aveva un termopolio, una specie di bar, ma solo di facciata: le cameriere erano tutte prostitute”.

“Lupe”, come i romani definivano in modo spregiativo “le prostitute di più basso livello”. Angela lo spiega entrando in un lupanare, “quello di Africanus e Victor”, uno dei molti che animavano la vita dei pompeiani. In cui le donne “avevano nomi greci pur non venendo dalla Grecia, ma solo per darsi un tono esotico, orientale”. Inutile l’agitazione della frangia social che alimenta il culto di Alberto sex symbol e spera in un ammiccamento favorito dai celebri affreschi licenziosi: lui si muove con la consueta eleganza, accenna ai quadretti erotici come a “qualcosa di osée”, osserva che “si vedono diverse posizioni”, anzi, “diverse situazioni di amplessi”, “spinti ma mai volgari, com’era tipico dell’approccio romano alla vita sessuale”.

Un successo anche sulla piattaforma twitter con oltre 153.000 interazioni, i complimenti dalla redazione Blog Social tv.

M.F.

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